Grazie al lavoro di un team di ricercatori e medici spagnoli è emersa la possibilità che le differenze tra i microrganismi che vivono nel tratto digestivo aiutino a comprendere i sintomi gastrointestinali caratteristici della sindrome di Sanfilippo.
Disturbi gastrointestinali nella Sanfilippo
I disturbi gastrointestinali sono frequenti nei pazienti affetti da sindrome di Sanfilippo (Mucopolisaccaridosi di tipo III o MPSIII), i quali possono manifestare diarrea cronica o ricorrente non infettiva e/o costipazione. Questi sono tra i primi segni della malattia ed influenzano la qualità della vita dell’individuo affetto e della sua famiglia, aggravando inoltre i sintomi comportamentali, i disturbi del sonno, il dolore e l’angoscia.

La scoperta del team spagnolo
Esistono alcuni fattori noti che influenzano il manifestarsi dei disturbi gastrointestinali, tra cui la dieta, le infezioni o il trattamento antibiotico, tuttavia questi, da soli, non sono sufficienti a spiegare l’entità dei sintomi e la variazione osservata tra i pazienti. Grazie al lavoro di un team di ricercatori e medici spagnoli è emersa la possibilità che le differenze tra i microrganismi che vivono nel tratto digestivo aiutino a comprendere i sintomi gastrointestinali caratteristici della sindrome di Sanfilippo.

L’esperimento
Il team ha condotto uno studio su due fratelli, di 12 e 13 anni, affetti da MPSIIIA cercando di comprendere perché presentino sintomi gastrointestinali differenti nonostante condividano la stessa variante genetica e la stessa dieta.
Dal confrontato del microbiota intestinale di ciascun fratello con i microbiota intestinale di quattro volontari sani (di pari età) che seguivano una dieta priva di restrizioni è emerso che i bambini affetti da sindrome di Sanfilippo avevano livelli fecali di eparan solfato (HS – lo zucchero complesso che si accumula nelle cellule dell’individuo malato) più elevati rispetto ai volontari sani, come consuetudine negli individui malati. Tuttavia, i livelli fecali di HS differivano anche tra i fratelli: il bambino con i sintomi gastrointestinali peggiori aveva quasi il doppio della concentrazione di HS nelle feci.

I risultati dell’esperimento
Analizzando i batteri presenti nella materia fecale, i ricercatori hanno scoperto una minore variabilità del microbiota nei due fratelli oltre che differenze nell’abbondanza di famiglie batteriche, principalmente in un gruppo di batteri noto come Bacteroides.
È interessante notare che alcuni batteri Bacteroides possono utilizzare l’HS come fonte di energia. I ricercatori hanno scoperto che il fratello con sintomi gastrointestinali peggiori presentava livelli più bassi di tali batteri e dei geni batterici necessari per abbattere l’HS.
Il team ha inoltre esaminato i regimi di trattamento dei fratelli ed ha scoperto che solo al fratello con sintomi gastrointestinali più severi era stato prescritto un farmaco antipsicotico chiamato levomepromazina. I ricercatori hanno quindi esposto un tipo di batterio Bacteroides a questo farmaco ed hanno scoperto che la crescita batterica era inibita. Questi dati suggeriscono che il farmaco può contribuire a ridurre i livelli di Bacteroides, portando a maggiore accumulo di HS nell’intestino ed a peggiori sintomi gastrointestinali.

Le conclusioni dello studio
Sebbene questo studio si basi sulla valutazione di una coppia di fratelli soltanto e non possa essere generalizzato a tutti i pazienti affetti da sindrome di Sanfilippo, evidenzia la necessità di ulteriori indagini sul ruolo del microbiota nell’insorgenza e gravità del sintomi gastrointestinali nei pazienti e sui potenziali effetti collaterali che alcuni farmaci possono avere su di esso e sul decorso della patologia.



